Siamo su Dienneti

venerdì 18 febbraio 2011

L'arte che scompone:la poetica dell'umorismo

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Pirandello è il più grande autore di teatro del Novecento italiano:per la conspevolezza della crisi d'identità dell'uomo nella società moderna e per la novità della sua opera che sconvolge le tradizionali tecniche espressive del teatro.Ma la sua estraneità ai clamori avanguardistici e dannunziani del primo Novecento italiano gli consentì di raggiungere la fama solo molto tardi, quando la crisi del dopoguerra fece maturare le condizioni perchè il suo messaggio potesse essere compreso.
Fin dalla sua prima produzione narrativa emerge la tematica che , via via approfondita,caratterizza tutta la sua opera e al contempo esprime la sua visione del mondo:il sentimento della condizione tragica dell'uomo condannato alla sconfitta per l'impossibilità di comunicare con gli altri e di conoscere se stesso.A ribadire e spiegare questa condizione disperata si aggiungono: il sentmento del contrasto tra illusione e realtà, poichè l'uomo è obbligato ad assumere una forma per esisterela quale però si rivela illusoria rispetto al continuo fluire della vita; il sentimento della casualità della vita , che si svolge in un mondo privo di valori e di certezze governato da un'assoluta relatività.
I personaggi di P., infatti sono quasi sempre dei piccoli borghesi dalla vita meschina, soffocati dalle convenzioni sociali, alle quali si adattano con passiva inconsapevolezza.Ma talvolta , rivelando una insospettabile voglia di vivere , essi prendono coscienza e reagiscono mediante gesti apparentemente bizzarri, che però non trovano sbocco se non nella valvola liberatrice della pazzia o nella rassegnazione dolente e consapevole.

In occasione di un concorso a professore ordinario, scrive un saggio,L'umorismo (1908) che compendia la Sua  poetica.
L'umorismo rappresenta la chiave di accesso di tutto il sistema letterario pírandelliano. La prima parte, pur maggiormente legata all'occasione accademica, è fondamentale per il suo tentativo di saldare la poetica pirandelliana, espressa nella seconda parte, anzitutto a un'interpretazione storico-letteraria e critica, e poi a un'estetica che è frutto di un'epistemologia connessa a un nuovo modello antropologico (basato sulle antinomie, sulla compresenza degli opposti). Sviluppando il primo collegamento, Pirandello individuava una linea misconosciuta della tradizione letteraria, poi studiata da Michail Bachtin. Svolgendo il secondo, egli percorreva un cammino parallelo a quello di Henri Bergson e Sigmund Freud (che, a inizio secolo, avevano anch'essi dedicato studi, con forti valenze estetiche ed epistemologiche, al riso e al comico) e anticipava la bi-logica dell'epistemologia a sfondo psicoanalitico di Ignacio Matte Blanco.
Pirandello definisce “comico” l'”avvertimento tdel contrario”:l'avvertimento della dissonanza tra la sostanza e le forme provoca il riso.Ma se riusciamo a passare dall'avvertimento al” sentimento del contrario”, se riusciamo cioè a riflettere oltre l'apparenza per guardae nell'interiorità dell'uomo allora il riso si trasforma in pianto.Celebre è l'esempio della vecchia signora”goffamente imbellettata e parata di abiti giovanili” che muove il riso del lettore, il quale avverte in lei il contrariodi come si doverebbe acconciare una vecchia signora.Ma se egli riflette sul perchè ella inganni così impietosamente se stessa, nel tentativo magari di trattenere un marito più giovane di lei,ecco che perverrà al “sentimento del contario”ed il riso cederà il posto alla pietà.

mercoledì 16 febbraio 2011

Facciamo il punto noi su............


GIADA GIUFFRIDA
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La novella può essere suddivisa in tre parti, a ciascuna delle quali si può far corrispondere un differente punto di vista. La prima giornata si apre con la descrizione della rivolta popolare che si esprime con ferocia e violenza. Si susseguono tre tumultuose sequenze narrative: la prima, in una sorta di “campo luogo”, con molteplici scene di uccisione; gli atti di giustizia sommaria, elencati sotto forma di verdetti urlati dalla folla, vengono compresi, anche se non giustificati, dal narratore, trattandosi di punizioni nei riguardi di reati commessi dai ceti privilegiati e dai loro apparati di potere. La seconda che si chiude sulla scena delle mani che inutilmente cercano di parare i colpi; la terza in casa della baronessa, in un crescendo di violenza. La seconda giornata occupa la parte centrale della novella, prima dell’arrivo di Bixio a far giustizia. Il suo arrivo secondo i moduli dell’oleografia risorgimentale e garibaldina, fatta propria dell’ingenuo narratore popolare; Nino Bixio non appare più come un padre buono, ma come un rude, feroce e vagabondo soldato. Il brusco cambiamento di tono è da attribuire, più che al narratore, all’autore stesso, non ignaro di certi comportamenti grossolani di Bixio, poco rispettoso dei valori tradizionali della comunità paesana di Sicilia. La terza parte della storia riferisce agli avvenimenti che seguono la strage, il possesso dei ribelli incarcerati, fino alla sua conclusione tre anni dopo. 
L’abilità narrativa di Verga risalta nella sua capacità di accordare la lingua ai personaggi. L’ eccitazione e la drammaticità della rivolta sono rese attraverso il ritmo conciliato e spezzato dalla sintassi: frasi brevissime, battute di discorso diretto, in forma esclamativa e interrogativa. Gli avvenimenti della sera e dei due giorni successivi sono rappresentati in modo più pacato, grazie all’impiego dell’ellissi. Nella parte finale, il ritmo sintattico vuole rendere il senso della lunghezza dell’attesa del processo e il clima di rassegnazione che lo circonda. Alla progressiva attenuazione della drammaticità della novella corrisponde un’accelerazione della velocità narrativa: mentre la strage è raccontata attraverso un’accavallarsi di scene che danno al lettore l’impressione di assistere alla rivolta in tempo reale, i fatti successivi sono riassunti in sommari che abbracciano durate via via più ampie fino alla brevissima scena finale della lettura della sentenza, suggellata dalla battuta del carbonaio. Proprio questa battuta del carbonaio spiega il significato amaramente ironico del titolo della novella: “la libertà” è, per il conservatore Verga un valore assunto, da confondere con la concessione della terra ai contadini; altrimenti la libertà diventa pericolosa sia per lo stato, che spinto sull’orlo dell’anarchia sia per le stesse masse popolari, che sono trascinate alla rovina. L’unico sistema possibile è quello vigente: inutile e catastrofico per tutti e ogni tentativo di cambiare la propria condizione sociale. È l’amara e spietata riconferma dell’ “ideale dell’ostrica”: l’unica salvezza sembra essere quella di restare attaccati alla propria origine come l’ostrica al proprio scoglio. Verga accentua il suo pessimismo materialistico, mettendo definitivamente da parte l’illusione di una possibile persistenza di valori ideali e fissando con sguardo freddo e analitico la realtà devastata dall’unica logica in grado di affermarsi: quella dell’interesse economico del vantaggio individuale, ovvero, con un termine da lui stesso utilizzato, quello della roba. La lotta per la vita non lascia spazio che per l’affermazione degli egoismi, in una guerra senza vincitori. Tale evoluzione coincide con il radicalizzarsi del conservatorismo, che lo induce ad abbandonare la prospettiva riformistica della destra storica, alla quale era stata vicino, per ripiegare su posizioni reazionarie. Se nel romanzi precedenti era possibile parlare di una religione della famiglia, qui l’unica religione riconosciuta è quella della roba. Ma la lotta furiosa per l’acquisizione dei beni materiali appare al tempo stesso priva di senso e quindi incapace di giustificare la ferocia che scatena fra gli uomini. Appunto la vanità degli sforzi compiuti dagli uomini per combattere questo stato di cose risalta in pieno in questa novella, nella quale la ricostruzione dell’insurrezione popolare nel paese di Bronte prima dell’arrivo dei Garibaldini si trasforma nell’occasione per mostrare la ferocia della povera gente e per condannare ogni possibilità di trasformazione sociale, ribadendo la necessità delle gerarchie e dei privilegi di una società sostanzialmente immodificabile. 
 ANTONELLA SALVA'


1-2)La novella si ispira ad un fatto realmente accaduto. A Bronte, un paese non lontano da Catania, nei giorni dal 2 al 5 agosto 1860 la popolazione, formata in gran parte da poveri contadini, si sollevò contro i locali proprietari terrieri.
Il periodo storico è quello della spedizione dei Mille in Sicilia, al comando di Garibaldi e Nino Bixio. Dopo la caduta del governo borbonico, c'erano stati vari proclami rivoluzionari, secondo i quali la terra, già di proprietà di pochi galantuomini (così venivano detti i proprietari terrieri), doveva essere distribuita ai capifamiglia contadini.
Queste le ragioni della rivolta, quindi: le condizioni miserevoli dei contadini, la fame, il desiderio di «libertà» dalla schiavitù e dalla miseria.
Si tenga anche presente che la popolazione siciliana, in gran parte, aiutò Garibaldi ed i Mille nella vittoriosa guerra contro i Borboni, proprio perché vedeva in questa la possibilità di un miglioramento della sua condizione di vita.
La rivolta di Bronte fu sanguinosa, e si risolse in un eccidio tremendo. Venne repressa personalmente da Nino Bixio, che fece fucilare alcuni dei rivoltosi (talvolta, come accade in queste circostanze, prendendo quasi a caso quelli che dovevano essere giustiziati). Gli altri vennero condannati e incarcerati a vita.
Verga riferisce con esattezza la storia con il suo contenuto drammatico. Descrive le uccisioni, la psicologia della folla impazzita, i drammi.
Si noti, ad esempio, l'uso di paragoni tratti dalla natura: i rivoltosi sono come un «torrente», come la «piena del fiume», e travolgono tutto senza ormai rendersi conto di ciò che fanno.
Passata la follia e finito l'eccidio, il giorno che sorge porta una calma strana e piena di paure; i soldati che arrivano e fucilano sono accolti quasi con un senso di liberazione; la tragedia che si è consumata ha lasciato tutti stravolti ed esterrefatti.
Alla fine, tutto torna come prima: i «signori» al loro posto, i poveri contadini sempre più poveri.
La tragedia si è chiusa, e non è servita a niente. Solo i condannati continueranno a chiedersi il perché, gridando che loro volevano solo «la libertà».
E un mondo senza speranza, che neppure la vittoria garibaldina ed il cambio di Re riescono a mutare.

L'atteggiamento di Verga ha fatto molto discutere perchè non manifesta in questa novella alcun rilievo critico nei confronti del'operato di Bixio:non si accenna, per esempio, al fatto che tra i fucilati ci fosse in realtà anche un patriota democratico, l'avvocato Lombardo.Occorre tuttavia mantenere distinte le posizioni del narratore da quelle dell'autore.La violenza del popolo viene rappresentata da Verga come una sorta di elemento della natura, la focalizzazione del narratore ne mette in evidenza espressionisticamente la primitività. La violenza, che si esercita in genere dall'alto verso il basso, sembra invertire per un attimo la sua direzione, ma la gerarchia sociale di sempre torna a imporsi con la forza dell'ordine naturale.

CONCETTA RUSSO
La novella “Libertà” di Verga fa parte delle novelle rusticane ed è ispirata alla strage di Bronte avvenuta nel 1860.
La “Libertà" è l'esempio più significativo di novella che il Verga scrisse ispirandosi allo scontro fra ceti contrapposti ed alla violenza perenne del loro rapporto. Nelle varie parti della novella fa corrispondere un momento storico ed un punto di vista diversi.
"La libertà" è un titolo amaramente ironico, perché tutta la novella muove da una rivolta per costruire la libertà, mentre questa non viene raggiunta e alla fine della novella dopo diversi anni che i rivoltosi erano in carcere, uno di questi che era uscito disse: " Ma se mi avevano detto che c'era la libertà".
La parte iniziale ha come collocazione temporale il sabato 4 agosto in cui la rivolta contro i "galantuomini" esplode in tutta la sua violenza e ferocia. Viene qui evidenziato il punto di vista dei popolani che si afferma in un crescendo di entusiasmo e di violenza. Tutto appare giusto e possibile sia l'anelito di uguaglianza economica e sociale che la sete di vendetta nei confronti della classe dominante accentratrice di ricchezza e potere.
Nella parte centrale la novella descrive i fatti di domenica 5 agosto; si rafforza la visione della libertà come equa distribuzione delle terre e da essa traspare una visione maggiormente utilitaristica ed individualistica dei fatti.
La terza parte si articola in un periodo di tre anni, dall'arrivo dei garibaldini all'emissione della sentenza della Corte di appello nei confronti dei rivoltosi. Qui Verga fa prevalere il punto di vista borghese: "libertà" vuol dire solo violenza e turbamento di un ordine costituito. Gli avvenimenti scorrono lentamente, in un crescendo di disinteresse, mentre gli imputati sono presi dal fatalismo di chi non riesce a spiegarsi i motivi della propria sconfitta.
Della sanguinosa rivolta rimane così solo la sofferenza degli accusati, mentre la vita torna a scorrere come prima. Tutto resta uguale, tutto è stato inutile.
Tutto il brano è caratterizzato dalla tecnica espressiva propria di Verga, cioè l’ impersonalità che fa apparire il racconto come proveniente dalla voce del popolo, dai viottoli del paese dove esso si svolge. Contemporaneamente, traspare il conservatorismo dell’ autore, il quale, propone una storia in cui i contadini siciliani non riescono, per vari motivi ad attuare un ribaltamento delle loro condizioni sociali, neppure quando agiscono con la forza.



Marco Siracusano
La “Libertà” di Verga, prende spunto da un fatto realmente accaduto. Ci troviamo a Bronte nel 1860.
Ciò che si sviluppa esattamente nella novella, è l’azione compiuta dalla popolazione di ceti inferiori nei confronti dei galantuomini, scaturita da sentimenti di rabbia coltivati un po’ da sempre. Tale novella rappresenta una delle opere più importanti che metta in luce i gravi contrasti esistenti tra le varie classi sociali. I protagonisti di questa vicenda sono proprio i popolani, cioè tutti coloro che hanno preso parte alla rivolta. La massa, spinta dal tradimento garibaldino, in quei giorni d’estate fa scoppiare una sanguinosa strage prendendo di mira i ‘cappelli’ cioè i rappresentati dell’alta società compiendo azioni che magari non avrebbero mai compiuti da soli, ma, spinti dall’euforia di quei momenti, vengono trascinati in gran numero. Il popolo di Bronte è simile per certi aspetti a quello milanese manzoniano nei momenti della rivolta del pane, per via degli aspetti comuni dettati da una situazione disperata che opprime e alla fine trova come unico sfogo la rivolta. Tutto ciò cela sotto certi aspetti un'ignoranza del popolo, che non riesce a risolvere certe questioni con l'intelletto.
Verga fa riferimento ad uno luogo specifico, ovvero il paese di Bronte in cui si svolgono i fatti della novella, e a una città in cui si svolge il processo ai rivoltosi.
L’arco di tempo della rivolta è ben definito: essa si svolge in un periodo di circa tre giorni, appare invece indefinito il periodo dei processi.
Verga mette in mostra gli aspetti più cruenti e violenti di una rivolta. Le immagini che ci vengono donate ci conducono a quel tempo, facendoci diventare quasi parte della massa. Le scene di uccisione sono descritte da frasi brevi pronunciate qua e la dai popolani, che tuttavia riescono a farci ben comprendere ciò che accade. È possibile dividere in tre momenti principali gli avvenimenti. La prima giornata è caratterizzata dai primi atti di violenza eseguiti inizialmente per strada, sotto gli occhi di tutti. È come se la folla inferocita stesse cercando di farsi vedere nel modo più rapito possibile. Spostandosi poi a casa della baronessa. La seconda giornata si apre con una scena del paese completamente vuoto. Le campane della chiesa non suonano anche se è domenica, e per strada non c’è nessuno. Quando la folla riesce a radunarsi, gli abitanti cercano invano di spartirsi le terre. Ed è proprio in questo momento che sentono la mancanza dei ceti più alti: viene a mancare la figura dei parroci che si occupa della parte spirituale della vita degli uomini, e i vari funzionari che si occupano della burocrazia. La terza parte invece, è più dispersiva dato che si sviluppa in un arco di tempo più lungo. dall'arrivo dei garibaldini all'emissione della sentenza della Corte di appello nei confronti dei rivoltosi.
Dei vari avvenimenti della rivolta, rimane solamente un forte senso di sofferenza da parte degli accusati. Non è cambiato proprio nulla, e la vita riprende a scorrere come un tempo. 



MARIANGELA  LEOTTA
La libertà di questa novella rusticana è un concetto per nulla univoco,caricato com'è di funzioni via via differenti e persino opposte,a seconda della prospettiva dei personaggi che usano il termine.Da grido esultante che incita al capovolgimento dei rapporti di forza,diviene sinonimo prima di equa distribuzione delle ricchezze e poi di rivoluzione e carneficina con degli aspetti irrazionali e di disorganizzazione.; è colma di episodi crudeli, sanguinosi e si parla di bambini, donne e uomini innocenti, sia ricchi che poveri, che muoiono. Secondo me, la povera gente ha sbagliato ad attaccare la nobiltà, perché non ha ottenuto niente, ma ha   solamente ucciso gente. Verga presenta la vicenda in tutta la sua drammaticità, con tinte fosche, parole aspre ed espressioni realistiche che documentano l’orrore compiuto nel nome della libertà; inoltre intende a sottolineare la violenza dei contadini. È la novella dei “vinti”, di coloro che si ribellano alla classe dominante senza avere la possibilità e la capacità di cambinare granché della loro misera condizione. Anche la tanto invocata “libertà”, che alla novella dà il titolo, finisce col risultare falsa e illusoria e, comunque, valida solo per alcuni. Io penso che la libertà indica l'essere libero, la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, ma è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia.
Per me, questa novella è stupenda, ti fa riflettere sul valore della libertà e immaginare le scene, come se fossi io stessa a guardare.
L’unico svantaggio che ho riscontrato durante la lettura di questo breve racconto è che il lessico e il modo di scrivere sono complessi. La non definizione dei luoghi e dei temp ,come l'assenza di una presentazione degli antefatti della vicenda,si può spiegare con l'intenzione di mettere il lettore"faccia a faccia col fatto nudo e schietto",catapultando fin da dalle prime parole,senza alcuna mediazione da parte del narratore,nel bel mezzo dell'azione.L'assenza di un filtro narrativo non seleziona un protagonista dal fatto che il narratore non seleziona un protagonista singolo al centro della scena ma mette in scena un soggetto collettivo indefinito("Sciorinarono....
suonarono...cominciarono..")lasciando al dottore il compito di identificarne i connotati a partire dalle sue azioni:se in alcuni momenti singole figure emergono attraverso rapidi zoom cinematografici("una strega" riga 8, "un monello sciancato"riga 19,"il taglialegna"righe47-48),esse scompaiono immediatamente ,assorbite dalla massa. Il pessimismo sociale di verga io lo associo all'evidente pianto dei rivoltosi,questo significa che loro sanno che non cambieranno mai,dimostrazione di un pentimento che nasce dalla consapevolezza della loro situazione di inferiorità nei confronti di alcune classi sociali che l'anno sempre controllati e che hanno dettato le regole fino ad allora . La fine della novella è una mediazione perchè i contadini hanno bisogno dei padroni e viceversa, quindi traspare il conservatorismo dell'autore. Verga propone una storia in cui i contadini siciliani non riescono ,per vari motivi a ribaltare le loro condizioni ,neppure quando agiscono con la forza.

martedì 15 febbraio 2011

Bronte - cronaca di un massacro... (film 1972) [Savoia - Borbone - Reg...




RAI UNITA'



Recensione sul film 

Incontro con Florestano Vancini condotto da Renzo Monteleone



«Negli ultimi anni del Liceo io ebbi - ed ho tuttora - un grande amore per Verga che ho studiato, coltivato, approfondito. Ricordo che uno dei racconti di Verga che mi colpì era intitolato Libertà, in cui l'autore racconta di una rivolta contadina in un paese imprecisato, di un processo che segue a questa rivolta... arriva un generale... solo dopo la guerra arrivai a scoprire che in questa novella Verga aveva raccontato a modo suo la rivolta di Bronte.»
«Qualcuno mi ha rimproverato di aver mostrato i contadini brutti, sporchi, cattivi... Bixio bello, elegante, in divisa... sono cose da restare esterrefatti. Sono dette da chi non sa, non conosce... i contadini sono sempre stati - ormai non più perchè la condizione è mutata - e soprattutto in Sicilia in quegli anni, orrendi, sporchi, affamati... venivano da secoli di degradazione umana... erano veramente ridotti a livello di bestie.
Anche i carbonai sono sporchi, mica potevano fare la doccia o il bagno! anzi avrei voluto insistere ancora di più, se avessi avuto una sorta di cinema olfattivo avrei voluto far sentire la puzza... la violenza ci fu, in modo pauroso. Si trattava in realtà di una condizione di vita subumana, uno stato di cose in cui le parole come libertà e miseria non hanno più senso; siamo oltre, a livelli inimmaginabili.»
(Florestano Vancini)
 


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Leggi  LIBERTA'   
« Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri villaggi lo videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva! ma niuno osò muoversi »
ARTICOLO

APPROFONDIMENTO : IL SUD E IL RISORGIMENTO DI G.CAROSOTTI
(Cesare Abba, Da Quarto al Volturno. Noterelle d'uno dei Mille)

La realtà siciliana è nuovamente al centro della raccolta di racconti "Novelle rusticane", pubblicata nel 1883.
Le classi sociali vengono messe finalmente a confronto in LIBERTA'. Nella novella si racconta un episodio storico, avvenuto a Bronte nel 186o, un paese alle falde dell'Etna, in occasione della spedizione dei Mille  di Garibaldi. I contadini affamati, seguendo un proclama del condottiero e interpretandolo alla luce dei loro interessi materiali, si ribellarono ai ricchi proprietari terrieri e ne fecero strage. Seguì una dura repressione da parte delle stesse forze garibaldine.
La libertà di cui parla il titolo (con amara ironia) è un concetto per nulla univoco, caricato com'è di funzioni viaq via differenti e persino opposte, a seconda della prospettiva dei personaggi che usano il termine.Da grido esultante che incita al capovolgimento dei rapporti di forza, diviene sinonimo prima di equa distribuzione delle ricchezze e poi di rivoluzione e carneficina.
Ha fatto molto discutere il fatto che Verga non manifestasse in questa novella alcun rilievo critico nei confronti dell'operato di Bixio: non si accenna, per esempio, al fatto che tra i fucilati ci fosse in realtà anche un patriota democratico,antiborbonico e filogaribaldino, l'avvocato Lombardo.Nessuna ombra sembra offuscare la fama di Bixio e del suo comportamento in quell'occasione; i fatti storici della novella sono presentati attraverso il filtro della formazione risorgimentale dell'autore, incentrata sul mito di Garibaldi e dell'unificazione nazionale.


La rivolta popolare si esprime con ferocia e violenza,poi subentrano lo sbandamento e l'incertezza.
La violenza del popolo viene rappresentata da Verga come una sorta di elemento della natura, la focalizzazione del narratore ne mette  in evidenza espressionisticamente la primitività.La  violenza, che si esercita in genere dall'alto verso il basso, sembra invertire per un attimo la sua direzione , ma la gerarchia sociale di sempre torna a imporsi con la forza dell'ordine naturale.proprio dall'inutilità di questa violenza e di qualsiasi tentativo di cambiamento dell'esistente nasce il senso tragico dell'evento:" tutti gli altri in paese erano tornati a fare quello che facevano prima"; ai carcerati "ormai nessuno pensava più"; i contadini ritornano a parlare "tranquillamente dei loro affari coi galantuomini". La battuta finale del carbonaio sintetizza l'incapacità della folla di capire  e dominare gli eventi di cui è protagonista, un tema, questo,fondamentrale nell'intera novella.
RIFERIMENTI INTERDISCIPLINARI    
               B) La figura di Nino Bixio.               
C) La società siciliana alla metà dell’Ottocento
Geografia     La Sicilia orientale e il catanese.
Italiano     La novella Libertà di Giovanni Verga.


ANALISI -INTERPRETAZIONE

1. Scrivete un breve commento (15-20 righe) sul modo in cui Verga racconta la sommossa 

2. Individuate nel testo  i passi nei quali emerge la primitività della violenza popolare, l'assenza di contenuti e di progetto della rivolta , la fatale necessità del ritorno all'ordine.

3. Provate ad elaborare , in un testo di 15 righe , una vostra interpretazione della novella inquadrandola all'interno del pessimismo sociale di Verga.

Buon lavoro!


venerdì 11 febbraio 2011

Questionario di autoverifica

1.Perchè Verga aveva programmato di scrivere il "ciclo "dei Vinti?
2.Ripercorri le caratteristiche principali del Naturalismo , evidenziando il motivo dei cicli romanzeschi, specie in Zola (da Zola considerato un modello di riferimento).
3.Quali sono le caratteristiche più importanti, tematiche e stilistiche , presenti nei Malavoglia?
4.Perchè i Malavoglia è stato definito un romanzo "corale"?
5.Che cosa s'intende per "ideale dell'ostrica"  Quale personaggio del romanzo lo incarna?Perchè?
6.Perchè i Malavoglia sono dei Vinti?
Delinea le differenze più macroscopiche presenti tra i Malavoglia  e Mastro don Gesualdo.

vd. Lezioni su Verga


MARIANGELA LEOTTA

1) Con il termine Ciclo dei Vinti viene indicato l'insieme dei romanzi di cui avrebbe dovuto comporsi un impegnativo progetto letterario dello scrittore Giovanni Verga. A costituire il corpus di tale ciclo avrebbe dovuto essere un gruppo di cinque romanzi a definizione tematica:
§ I Malavoglia
§ Mastro-don Gesualdo
§ La duchessa de Leyra
§ L'onorevole Scipioni
§ L'uomo di lusso
L'intera serie ,secondo il progetto originario dello scrittore ,avrebbe dovuto avere come comune denominatore un tema comune e universale, quello dell'indiscussa lotta dell'uomo per l'esistenza e per il progresso. L'opera completa rimarrà incompiuta in quanto La Duchessa de Leyra rimane solo abbozzato, mentre gli ultimi due romanzi previsti del Ciclo, L'Onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, non verranno neppure iniziati.
2)Attraverso l'analisi dell'opera di Flaubert (continuatore di Balzac), Zola conferma le linee generali del romanzo naturalista : il primo carattere è la riproduzione esatta della vita, l'essenza di ogni elemento romanzesco è assente perfino qualunque tipo di intreccio, anche il più semplice. Il secondo carattere è la scomparsa del personaggio eroico, ricondotto ad una misura umana, alla realtà fisiologica di un'esistenza comune. La bellezza dell'opera deriva dalla verità dei fatti e dei documenti, dalla pittura del vero dove l'artista lascia parlare le cose, le fa vivere autonomamente, senza sovrapporsi a loro. Il terzo carattere è che lo scrittore "finge di scomparire" dietro l'azione che racconta. L'autore non è un moralista, bensì un anatomista che si limita a dire quello che trova nel cadavere umano.
3)Il tema principale è quello del pessimismo e della "fiumana del progresso"...il romanzo i Malavoglia fa parte del cosiddetto ciclo dei vinti ( composto in ordine da i Malavoglia, Mastro don gesualdo, la Duchessa di leyra, l'Onorevole Scipioni, l'Uomo di lusso, di cui in realtà sono stati completati solo i primi 2). In essi Verga studia i meccanismi che regolano la vita in campagna come in città che sono fondati sulla legge del più forte, sul calcolo, sull'interesse, sul culto del denaro, meccanismi portati dal progresso tanto venerato in quel periodo fede assoluta nella scienza in cui è vissuto verga...però al posto di soffermarsi sui personaggi che traggono vantaggio dal progresso, pone la sua attenzione sulle " vittime" di esso, e per spiegare i meccanismi della vità sociale parte dalle classi più basse dove sono più semplici, per arrivare poi gradualmente a quelle più alte (vedi i titoli degli altri romanzi...).
Il tema principale è questo, legato alla visione pessimistica del mondo dell'autore, secondo cui queste leggi sono immodificabili...per cui si mette in evidenza il conflitto tra il mondo antico e quello che segue l'Unità d'Italia, incarnato dal conflitto ntoni-padron ntoni, la cattiveria dei personaggi secondari, che non comprendono la dignità e l'onore della famiglia malavoglia che anzi è spesso presa in giro...sono temi che si ritrovano anche nelle novelle. 


ANTONELLA SALVA'
Il romanzo I Malavoglia
Racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un piccolo paese della Sicilia situato nei pressi di Catania.
Il romanzo ha un aspetto corale e rappresenta i personaggi uniti dalla stessa cultura ma divisi da antiche rivalità.
Lo scrittore adotta la tecnica dell'impersonalità, riproducendo alcune caratteristiche del dialetto e adattandosi quanto più possibile al punto di vista dei differenti personaggi, rinunciando così alla abituale mediazione del narratore.
I temi principali :
La famiglia
Giovanni Verga torna più e più volte su un tema preciso: quello dell'attaccamento alla famiglia, al focolare domestico, alla casa; è facile comprendere, quindi, i sentimenti di amarezza e dolore di chi è costretto a vendere la propria abitazione per pagare i debiti di un affare sfortunato, come nel caso dei Malavoglia.
La roba
L'attaccamento alla roba, poi, è il motivo portante dell'intero romanzo; dove per roba s’intende tutto il complesso degli oggetti, siano essi costruzioni, appezzamenti, mezzi di trasporto, animali, necessari per vivere. Ecco quindi, dimostrata l'impossibilità di staccarsi dal proprio ambiente.
Lo stile
Circa lo stile di Giovanni Verga occorre ricordare la notevole frequenza dei dialoghi e l'uso di un periodare leggibile, sciolto. Il discorso diretto e quello indiretto spesso si mescolano e l'autore si impossessa così ancor più direttamente del linguaggio diretto, schietto e colorito degli umili personaggi.


4)In breve sarebbe un romanzo scritto con il punto di vista del popolo...infatti gli scrittori veristi, come tecnica narrativa, rinunciano al punto di vista onniscente( che sanno tutto, sia per aggiungere commenti personali che per fare qualche rivelazione o prolessi) per adottare il punto di vista interno, anche se non partecipa direttamente alla novella, che viene definito appunto corale (che rivela i modi di pensare e di esprimersi collettivi dei personaggi).
Per questo chiunque vuole andare contro correne ai pensieri o alle "leggi" del popolo è destinato a fallire ed essere un "vinto" o meglio un fallito e Verga lo ricalca molto nei malavoglia (esempio pratico =mena, la figlia maggiore, è considerata una vinta in quanto, dopo le disgrazie successe alla famiglia si abbandona a quello che potrebbe sembrare il suo destino[essere zitella per sempre] e non cambiare la sua condizione sociale sposando alfio,per non far ricadere alttro disonore sulla sorella già svergognata dal popolo).
5)L’ideale dell’ostrica che accomuna gli “umili” del Verga non nasce in loro da una conquista del pensiero, da una speculazione filosofica di alto livello, non è frutto di una libera scelta: è una necessità dettata da una caparbia volontà di sopravvivere e fronteggiata da un istin­tivo buon senso;l'ostrica sta attaccata allo scoglio ma se si stacca viene inghiottita dal pesce più grosso questo per riferirsi al fatto che l'uomo che sfida la società e perde viene inghiottito da quest'ultima.. così nei malavoglia coloro che hanno tentato di vincere la società cercando di diventare ricchi hanno perso tutto... è un ragionamento molto importante che influenzerà molti scrittori italiani.Nei malavoglia Ntoni cerca di cambiare la propria realtà lasciando in disparte il commercio che ha consentito alla sua famiglia di sopravvivere per tanto tempo e si è ritrovato in rovina
6)Come abbiamo già sottolineato e come lo stesso Verga ci dice nella prefazione, la tematica affrontata è quella della lotta per i bisogni fondamentali dell’uomo, la tematica del lavoro e della fatica incessante per ottenere risultati distrutti poi dalle disgrazie, la tematica dei vinti.Infatti sono l' espressione di un pessimismo cupo, non riscattato da alcuna visione di vita ultraterrena, non confortato da alcuna fede religiosa, da alcuna speranza di redenzione: un pessimismo sofferto nel segno della pietà verso un mondo di diseredati che rappresentano l’aspetto più autentico dell’esistenza umana, che sono soggetti ad una “fatalità” che li costringe al ruolo di “vinti”, la cui dignità è salvata solo dall’eroica caparbietà di tirare “la vita coi denti più a lungo che potranno” e da quella sorta di “religione del focolare domestico” che li tiene uniti. 



CONCETTA RUSSO
I temi principali dei Malavoglia sono:
-attaccamento alla roba: Giovanni Verga riprende più volte il discorso economico, anche nelle tragedie familiari. Quando ad esempio muore Bastianazzo, la prima ed ultima cosa che si dice è che la barca era carica di lupini: quindi il fattore economico è molto importante. Ma Verga vuole sottolineare la differenza tra la malizia del popolo e la famiglia operosa. Difatti è il popolo a pensare che Padron 'Ntoni si preoccupi dei lupini, quando quest'ultimo è afflitto per il figlio. I Malavoglia per tutto il romanzo sono tesi a recuperare la condizione economica iniziale, o a migliorarla. L'economia del paese è chiusa e di tipo feudale: le classi sociali sono immobili e non è lasciata nessuna possibilità alla libera iniziativa (come dimostra l'investimento nei lupini avariati).
-Gli affetti familiari e le prime inquietudini per il benessere :Giovanni Verga torna più e più volte su un tema preciso: quello dell'attaccamento alla famiglia, al focolare domestico, alla casa; è facile comprendere, quindi, i sentimenti di amarezza e dolore di chi è costretto a vendere la propria abitazione per pagare i debiti di un affare sfortunato, come nel caso dei Malavoglia. Per i Malavoglia la "roba" consiste nella Provvidenza e nella casa del nespolo. Quando entrambe si perdono, i membri della famiglia sentono di aver perduto le radici stesse della loro esistenza. Solo alla fine del romanzo, Alessi riesce a recuperare la casa e con essa il legame con il passato e gli affetti familiari.
- ideale dell’ostrica: non cercare di cambiare la propria condizione altrimenti si finisce male, infatti secondo Verga soltanto quelli che si adattano possono salvarsi.
Il concetto dell'ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei deboli è necessario rimanere abbarbicati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per evitare che il mondo, cioè il "pesce vorace", li divori.
Nei Malavoglia Verga parla dell’ideale dell’ostrica che sostiene la povera gente.
Nel concetto dell'autore, finché i contadini, i braccianti, i pescatori vivono protetti dall'ambiente che li ha visti nascere e crescere, finché credono e rispettano i valori in cui hanno creduto e che hanno rispettato i loro padri, allora, anche se poveri, sono al sicuro. Il problema nasce quando cominciano a provare il desiderio del cambiamento, il desiderio di migliorare, di progredire. Come l’ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere smanie di miglioramento.
Nei malavoglia il personaggio che incarna l’ideale dell’ostrica è Ntoni che cerca di cambiare la propria realtà lasciando in disparte il commercio che ha consentito alla sua famiglia di sopravvivere per tanto tempo e si è ritrovato in rovina

mercoledì 9 febbraio 2011

La "Provvidenza" fa naufragio ( I Malavoglia Cap.III )



 Fanno il punto sul brano 

MARIANGELA LEOTTA


 La Longa è la moglie di Bastianazzo ,la buona massaia.Si da da fare per contribuire al bilancio famigliare.La sua serenità svanisce con la morte prematura del marito e poi del figlio Luca,il dolore per queste perdite la invecchia precocemente e la sua vita è spezzata da una grave malattia:il colera.
Il paese nei confronti della disgrazia di Maruzza si comportò in maniera diffidente,questo si può capire dal comportamento nei suoi confronti di comare Piedipapera e la cugina Anna che le vennero incontro con le mani sul ventre,(segno di disgrazia,perchè il ventre è simbolo di maternità)senza dire nulla, quindi si percepisce un sentimento di pietà per la disgrazia, da parte del paese ma anche della Longa che si rifugia in  casa.
 Nelle intenzioni del Verga il romanzo doveva essere uno "studio sincero"su una comunità di pescatori siciliani, quindi una narrazione corale, nel senso che la voce narrante perde la propria identità per moltiplicarsi e confondersi nelle voci delle persone che formano la comunità del villaggio. Parlando in terza persona si mette in una posizione esterna alla vicenda ,infatti non abbiamo alcun intervento personale da parte dell'autore nella narrazione,non si fa mai portavoce dei personaggi ma li lascia parlare liberamente.
Si tratta di una differenza che corrisponde al conflitto personale in Verga fra l'accettazione razionale del principio darwiniano nella lotta per la vita,con le leggi spietate che garantiscono la selezione naturale e l'attrazione emotiva verso una realtà arcaica della Sicilia che sembra depositaria di antichi valori. Dinanzi a tale spettacolo lo scrittore non deve cedere alla pietà,perchè si tratta di un fenomeno naturale,né buono ,né cattivo.Può solo studiarlo e rappresentarlo in tutti i suoi aspetti.
I luoghi dove si svolge l'azione sono la macelleria,la chiesa ,la spiaggia,la sciare e nella casa del Nespolo dove vivevano i Malavoglia. 

Mery Pafumi
Maruzza la Longa, già nell'aver saputo ciò che era accaduto alla nave su cui si trovava suo marito,  rimane senza parole e  passa giornate intere senza parlare. Ma ecco che arriva la notizia tanto temuta; quella della morte di Bastianazzo, marito della Longa. Inizialmente lei non  capisce e ripete sempre: "Oh!Vergine Maria", fin quando anche lei apprende la notizia e con un grido disperato si mette le mani tra i capelli e si rintana in casa.
Tutti gli abitanti del paese vedevano Maruzza come una donna rimasta sola senza niente, una donna povera che faceva pena e  proprio per pena, i paesani le stavano vicino, cercando di consolarla il più possibile. Questo atteggiamento nei suoi confronti viene messo in risalto anche dalle parole usate nel testo: (poveretta, povera donna..).
Il romanzo di Verga, si distingue dagli altri proprio per la tecnica usata, infatti lo scrittore non parla mai in prima persona, punta all'imoersonalità ma fa parlare i personaggi stessi,lascia che la storia si sviluppi da sè, attraverso il punto di vista "interno" dei personaggi.

La tendenza ad adeguare il più possibile la narrazione alla realtà dei personaggi investe anche il linguaggio; Verga sceglie un particolare impasto linguistico che fonde il lessico della lingua nazionale e la sintassi della parlata nazionale.
Alla base della sua impostazione letteraria vediamo alcuni principi darwiniani: ricava la visione materialistica per cui la natura dell'uomo è accomunata a quella degli animali e quindi, anche il suo comportamento è determinato da istinti ed esigenze elementari. Verga nega la libertà dell'individuo in quanto ogni scelta gli appare condizionata da due fattori: l'ambiente nel quale si è formato, con le leggi che lo regolano e le caratteristiche ereditarie che ne determinano la condotta. Su tutto questo incombe la ferrea legge della selezione naturale, secondo la quale i più deboli sono destinati a soccombere nella lotta per la vita rispetto a coloro che risultano più adeguati.
I luoghi sono: la sciara, la bottega di Pizzuto, la spiaggia, L'osteria, la macelleria, la chiesa, il ballatoio della casa di Maruzza.

ANTONELLA SALVA'
Maruzza: donna molto tranquilla, riservata e dolce. Lei, da buona donna siciliana, non s’intromette negli affari degli uomini ma lascia decidere a loro ogni decisione importante. Si dimostra una buona moglie pronta a curare il marito per la partenza e a piangerlo dopo la sua scomparsa. Si rattrista anche per i figli soprattutto per ‘Noti e la Mena. Lei prima era triste quando vide e capì che suo figlio era "diverso", poi scoppiò in una crisi quando seppe della decisione di ‘Ntoni di andarsene dalla famiglia. Notiamo tutto questo suo attaccamento a ‘Ntoni quando ha un ultimo colloquio con lui, ultimo perché dopo ci sarà la morte di Maruzza. In questo colloquio i due personaggi si aprono e notiamo tutto il loro volersi bene e soprattutto quanto è più forte l’amore della volontà di ribellione. Anche con Mena Maruzza ha dei problemi, infatti, durante la festa di fidanzamento tra Mena e Brasi lei è molto felice ma molto presto si accorge che la sua felicità è inutile. La figlia purtroppo stava male per il fatto che non amava Brasi, ma Alfio, e la madre dopo si accorge del gravissimo sbaglio che stavano commettendo e condivide appieno i sentimenti e le emozioni della figlia. Maruzza non si tira mai indietro ai doveri, infatti cede tranquillamente la casa del nespolo e aiuta tutti gli altri a rimettere in sesto le condizioni economiche della famiglia.
ll “secondo protagonista” del romanzo è l’intero paese, composto da personaggi uniti da una stessa cultura ma divisi da antiche rivalità, tipi che parlano e si confondono tra loro creando un effetto corale che nei primi capitoli quasi disorienta il lettore. La Santuzza, l’ostessa che simboleggia l’inganno, don Michele, il brigadiere corrotto, don Silvestro, il segretario che gestisce come una marionetta il sindaco, Alfio Mosca, il carrettiere rassegnato al suo destino di lavoratore, Campana di Legno, un ricco e avaro signore sono alcuni tra i più importanti. Al contrario di ciò che si può pensare anche l’asino di Alfio Mosca ha un’importanza nell’economia del romanzo. Questo animale è il simbolo dei vinti, dei poveri che devono soltanto lavorare per guadagnare una miseria: “Carne d’asino - borbottava ‘Ntoni - ecco cosa siamo! Carne da lavoro!”.
La rappresentazione si basa, naturalisticamente, su una precisa documentazione (storica, ambientale e linguistica), ma la scrittura, calata all'interno dei valori arcaici di quell'ambiente, non risulta fredda, e offre anzi una visione emotivamente intensa di quel mondo. Lo scrittore non è però direttamente partecipe; il canone verista dell'impersonalità viene realizzato affidando la parola ad un narratore popolare, la cui voce tende a coincidere con quella della comunità; si parla a questo proposito di racconto corale, in cui protagonista è l'intera comunità.
La narrazione si avvale di un impasto linguistico originale, che fonde nelle strutture dell'italiano medio corrente forme sintattiche ed espressioni colloquiali del dialetto siciliano, con risultati di immediatezza narrativa.
Caratteristiche stilistiche ricorrenti nel romanzo sono il discorso indiretto libero, e la tecnica dello straniamento, secondo cui aspetti abituali e normali vengono presentati come strani, insoliti.
Verga accetta il razionale principio darwiniano della lotta per la vita, con leggi spietate che garantiscono la selezione naturale.
Questo concetto di "lotta per la vita", che Verga aveva già utilizzato nella prefazione ai Vinti e che era già presente nel primo progetto del ciclo dei romanzi, deriva dall'applicazione, comunemente definita darwinismo sociale, di alcuni aspetti della teoria evoluzionistica di Charles Darwin in campo sociale.
Darwin sosteneva, infatti, riprendendo la tesi dell'economista Thomas Malthus, che tra i vari individui esiste una lotta continua per la sopravvivenza perché il numero degli organismi viventi è superiore a quello che può vivere con le risorse di cui si dispone.
A sopravvivere a questa lotta sono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano che possono così trasmettere i loro caratteri ai discendenti con una naturale selezione.
I luoghi sono: la sciara, la bottega di Pizzuto, la spiaggia, L'osteria, la macelleria, la chiesa, il ballatoio della casa di Maruzza.


CONCETTA RUSSO
Maruzza la Longa apprende la morte del marito Bastianazzo attraverso i comportamenti insoliti dei paesani nei suoi confonti. Per esempio le comari mentre tornavano dall’osteria si fermavano a barattare qualche parola con lei; qualche amico di suo marito Bastianazzo, come compar Cipolla o compare Mangiacarrubbe, passando dalla sciara gli andavano a chiedere di suo marito e le facevano un po’ di compagnia. Ella sgomenta da quelle attenzioni insolite li guardava in faccia sbigottita e si stringeva in petto la bambina. Un giorno Maruzza tornando a casa trovò un gruppo di vicine che l’aspettavano. Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, con le mani sul ventre ( un gesto che indica la partecipazione alla disgrazia da parte di altre madri di famiglia; il ventre infatti è simbolo della maternità) , senza dir nulla. Allora ella si cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.
L’autore racconta l’avvenimento dalla prospettiva dei personaggi e si mantiene eclissato, in quanto scende allo stesso livello dei personaggi fino al punto da imitarne le forme espressive, immedesimarsi nel loro immaginario, rinunciare a saperne più di loro riguardo alla storia che viene raccontata.
Verga viene influenzato dai prinicipi darwiniani. Egli accetta il razionale principio della lotta per la vita, con leggi spietate che garantiscono la selezione naturale.
I luoghi sono: la sciara, la bottega di Pizzuto, la spiaggia,l'osteria, la macelleria, la chiesa



GIADA GIUFFRIDA
Nel cap. III dei “Malavoglia” si assiste alla prima morte. La barca che trasporta i lupini affonda e Bastianazzo muore nella tempesta in mare. Questa morte colpisce e travolge la serenità della moglie La Longa (Maruzza). I luoghi in cui si sviluppa il passo sono: la sciara, la bottega di Pizzuto, la spiaggia, L'osteria, la macelleria, la chiesa, il ballatoio della casa di Maruzza. Per ricostruire il tessuto antropologico -economico culturale, linguistico- della comunità di pescatori di Aci-Trezza, lo scrittore si dedicò ad un intenso lavoro di raccolta di materiali riguardanti le tradizioni, i costumi, i proverbi, servendosi in particolare degli studi degli etnografi Giuseppe Pitrè e Santo Rapisarda. Ma al di là dei materiali che sostanziano la tessitura del romanzo, altri sono gli aspetti interessanti dei Malavoglia. Anzitutto l’eclissi dell’autore, e l’identificazione della voce narrante con un’intera comunità arcaico-rurale, il “coro” dei paesani di Aci-Trezza; una lingua nuova, fondata sull’impasto della lingua italiana con il dialetto siciliano, recuperato non nella sua grezza materialità ma nella sua struttura sintattica, nelle sue forme idiomatiche e locuzioni proverbiali trasposte in lingua. Verga rivisita la concezione manzoniana della lingua (che rischiava di risolversi in un fiorentinismo di maniera) in direzione di un moderno italiano regionale. Egli, secondo le sue stesse parole, riuscì in questo modo a far parlare i pescatori di Aci-Trezza con una “lingua che era intellegibile a gran parte degli italiani ”, e riuscì anche “a raccontare gli avvenimenti come si riflettono nel cuore e nei cervelli dei suoi personaggi” (L.Spitzer). Prendendo le mosse dall’opera dell’amato Zola e dal suo mito positivistico del progresso, Verga osserva come la dinamica che sta alla base di tale mito crei carnefici e vittime, vincitori e vinti, secondo un principio di selezione naturale detto “darwinismo sociale”. Anch’egli si mette dal punto di vista dei vinti, ma, a differenza di Zola, non crede nel mito del progresso, e il suo radicale pessimismo lo induce a non illudersi sulle possibilità di affrancamento e di riscatto dei ceti subalterni. La concezione verghiana della realtà non è dunque solo drammatica, ma essenzialmente tragica. Nel quadro di queste convinzioni, non era possibile conferire al romanzo quell’ “impronta di fresco e sereno raccoglimento” di cui Verga parlava a Capuana in una lettera del 1879.
Marco Siracusano

Maruzza la Longa, moglie di Bastianazzo, in ansi proprio per il viaggio che si trova tenuto a compiere il marito, tant’è che non riesce a stare ferma un attimo, capisce di esser vedova grazie ai comportamenti della gente in paese nei suoi confronti. La gente non parla d’altro se non del carico dei lupini di padron ‘Ntoni. La grande agitazione che si crea, non fa altro che incrementare lo stato d’animo di Maruzza, la quale apprende la scomparsa del marito quando un gruppo di donne che l’aspettava davanti la porta di casa, giunge a lei per consolarla. Alcune donne del gruppo, tengono le mani sul ventre, gesto che indica la partecipazione alla disgrazia da parte di altre madri di famiglia. La reazione di Maruzza è plausibile: con le mani ai capelli scappò a chiudersi in casa.
Ciò che sconvolge, è la reazione di alcuni uomini di fronte a tale disgrazia: molti credevano in questo affare di padron ‘Ntoni, ed erano preoccupati proprio per la perdita economica, più che quella delle due vite. Lo stesso padron ‘Ntoni, che si chiude in se stesso per pensare al commercio dei lupini che avrebbe dovuto garantire alla famiglia se non una situazione di agio, almeno di sicurezza.
Verga si concentra sul punto di vista dei personaggi, diventando quasi un paesano. Si mantiene distante dal ruolo del narratore e si immedesima nelle forme espressive dei personaggi stessi. Come se fossero loro a raccontare a lui la storia.

Verga si lascia influenzare dal razionale principio darwiniano della lotta per la vita. Ovviamente accettando le leggi dettate dalla selezione naturale Darwin sosteneva che a sopravvivere a questa “lotta” sono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano. Modificando il loro modo di essere in base alle varie condizioni, cosi da poterlo trasmettere ai discendenti con una naturale selezione..


I luoghi sono: la sciara, la bottega di Pizzuto, la spiaggia, L'osteria, la macelleria, la chiesa

Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice)


scheda del libro
QUI
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

lunedì 7 febbraio 2011


Affidate le proprie speranze di fortuna economica a un carico di lupini acquistato a credito, da rivendere al mercato di Riposto, i Malavoglia vedono svanire tutte le loro illusioni allorchè la barca, significativamente denominata Provvidenza quasi a fare il verso a Manzoni, affonda in una tragica morte di tempesta, trascinando con sè lo sventurato Bastianazzo.


Il racconto del naufragio della Provvidenza e della morte di Bastianazzo rappresenta un piccolo capolavoro di tecnica verista.Innanzitutto,infatti, il tragico evento non  è narrato direttamente, in quanto avvenuto in mare, di notte e senza testimoni, ma è piuttosto"rivissuto" attraverso le reazioni prodotte sui personaggi, in primo luogo Maruzza la Longa, moglie di Bastianazzo.Inoltre, per ottenere il massimo di oggettività, dai compaesani.
Verga rinuncia a qualunque effusione sentimentale, e riduce le reazioni della protagonista al piano puramente fisiologico ed esteriore; magistrale è anche la reazione della sventurata alle inusuali attenzioni cui è fatta oggetto dai compaesani.


Il brano è stato oggetto di un'acuta analisi da parte del critico austriaco Leo Spitzer che annota fra l'altro:"Verga non descrive la morte di Bastanazzo sulla sua barca Provvidenza, ma il processo per ui questa morte diventa realtà per il villaggio e per sua moglie, attraverso i discorsi, i gesti e in generale le attitudini di tutti i membri della comunità: alla fine del capitolo la Longa che qualche riga prima era   ancora la poveretta che non sapeva di essere vedova, vedendo le attitudini solenni di comare Piedipapera e di cugina Anna( le vennero incontro, con le mani sul ventre , senza dir nulla) comprende la realtà della sua vedovanza. Il narratore che per questo non cessa di essere narratore autentico, ha scelto di raccontare gli avvenimenti come si riflettono nei cervelli e nei cuori dei suoi personaggi.

ANALIZZARE E INTERPRETARE



1.Come apprende Maruzza la Longa la morte del marito Bastianazzo?
2.Come reagisce il paese di fronte alla disgrazia?
3.Da quale particolare prospettiva l'autore racconta l'avvenimento?
4. Spiegate in quale misura i principi darwiniani influenzano il pensiero di Verga
5.Individuate nel testo tutti i luoghi nei quali si svolge l'azione (la sciara, la bottega di Pizzuto ,ecc.)