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mercoledì 30 gennaio 2008

"Creare è dare una forma al proprio destino."


PREMIO INTERNAZIONALE MARIO LUZI
La poesia è una trascrizione imperitura di fugaci sensazioni. Ed è proprio perché una poesia è “per sempre”, che abbiamo pensato di dedicare una rubrica apposita al “sommo poetare”

"Non preoccuparti della critica. Se non è vera, ignorala; se è ingiusta, evita di irritarti; se è ignorante, sorridi; se è giustificata, impara da essa."

martedì 29 gennaio 2008

Credi in te stesso quando scrivi; dubitane, come un nemico, quando ti rileggi.





La "Pro Loco" di Giarre organizza la seconda edizione del

PREMIO DI POESIA

"San Valentino" Città di Giarre

I lavori (in lingua o dialetto siciliano) dovranno pervenire entro il 14 Febbraio 2008, non firmati, accompagnati dalle generalità in busta chiusa, per mezzo raccomandata, presso Pro Loco -Piazza M. Alessi, 8 Giarre.

La vita si vive o si scrive


Auspico ampia partecipazione

Il Comune di Giarre, L'Assessorato alla cultura e la Società Giarrese di Storia Patria e Cultura indicono il

premio di Poesia " Salvo Basso"

L'iniziativa è rivolta agli studenti delle Scuole Superiori del Comune di Giarre.

E' richiesta l'elaborazione di tre liriche in lingua o in dialetto.

Il termine di scadenza è il 25 febbraio 2008


"Imparare è come fare un puzzle. Quando si mettono i primi pezzi, non ha molto senso. Quando si comincia ad unire le tessere, si comincia a vedere come tutto s'incastra"

lunedì 28 gennaio 2008

Qual rugiada o qual pianto (Classe II E)


Tasso in manicomio di Eugène Delacroix


Torquato Tasso (1544-1595) visse alla corte estense gli anni più intensi e fecondi della sua vita. Tormentato costantemente da scrupoli morali e religiosi, nel 1577 si autodenunciò all’inquisitore di Ferrara. Nel 1579 fu internato nell’ospedale di Sant’Anna. Dopo un periodo di reclusione severissima, gli fu permesso di scrivere: compose in quegli anni quasi tutti i Dialoghi, moltissime rime e lettere. Durante la reclusione venne pubblicata a sua insaputa La Gerusalemme. Fu liberato nel 1586. Ospite in varie città italiane, si stabilì infine a Roma, avendo avuto dal papa la promessa d’essere incoronato poeta. Morì alla vigilia dell’incoronazione.

Il testo è tratto da RIME DI TORQUATO TASSO

Qual rugiada o qual pianto.


quai lagrime eran quelle

che sparger vidi dal notturno manto

e dal candido volto de le stelle?

E perché seminò la bianca luna

di cristalline stelle un puro nembo

a l'erba fresca in grembo?


Perché nell'aria bruna

s'udìan, quasi dolendo, intorno intorno

gir l'aure insino al giorno?

Fur segni forse de la tua partita,

vita de la mia vita?

Tasso ha lasciato circa duemila Rime. Sono in parte poesie d'amore e di galanteria: tra queste quelle per Lucrezia Bendidio e Laura Peperara. Un gruppo di rime sono encomiastiche dedicate ai signori che lo protessero. Tra le rime religiose la più nota è la canzone alla Madonna di Loreto: una delle caratteristiche di queste rime è la sfarzosa visività; in alcune è un turbato ripiegarsi sui temi della colpa, della morte, della salvezza. In un gruppo di rime di confessione autobiografica Tasso af fronta, con una concettosa ma nitida scrittura, le proprie angosce, la "separazione" rispetto al prossimo, il proprio essere e sentirsi randagio: si legga l'incompiuta canzone al fiume Metauro, e quella diretta al duca Alfonso figlio di Ercole II. La lirica di Tasso deriva da quella di Petrarca, ma complica l'apporto petrarchesco tenendo conto della tradizione lirica suc cessiva, compresi i modi franti di Giovanni Della Casa. Tasso dà straordinarie prove foniche, sottigliezze che preludono al barocchismo, melodismo dei madrigali che libera in frasi musicali mo menti di fuggevole emozione. E' un repertorio musicale che provoca sensazioni fortemente suggestive. Interessanti le liriche incentrate sul trasmutare del paesaggio, sul fascino di ore e di luoghi. In altre, pur avendo intenti di panegirico e delineando pomposi affreschi di vita cortigiana, è il ripensamento della propria sventura, la percezione dell'inesorabile trascorrere del tempo, l'invocazione di un porto di pace.


Forma metrica MADRIGALE

Il madrigale cinquecentesco è una forma breve di poesia per musica in endecasillabi e settenari, con una configurazione estremamente libera, sia per quanto riguarda la proporzione fra i due versi e la loro alternanza, sia per quanto riguarda lo schema delle rime e la presenza e la proporzione di versi irrelati
Come regola(che può essere trasgredita) il madrigale è più breve del sonetto, e normalmente non supera gli 11 o 12 versi.Questo madrigale è costituito da endecasillabi e settenari che rimano secondo lo schema ABAB-CDDC-EE-FF.

La separazione dalla donna amata provoca una partecipazione della natura al dolore del poeta.Infatti i fenomeni notturni diventano "segni" di una commozione partecipe della natura; la rugiada è pianto, i venti sono sospiri. In questa inperpretazione magica e sentimentale della natura, diventa credibile perfino l'immagine ardita di un cielo stellato che si rispecchia capovolto nella rugiada.L'identificazione tra natura e sentimento ti sembra però affermata?

Perchè il poeta identifica la rugiada con il pianto?
Rintraccia le altre metafore della natura.A quali forme di simbiosi alludono?
Rifletti sull'opposizione partita/vita.In che senso i due versi finali offrono una chiave di lettura dell'intero testo?Quale particolare atmosfera creano le interrogative? e gli enjambements?
Quale motivo pittorico nuovo introduce Tasso in questa poesia?
Fate la parafrasi del testo in forma scritta
Componete un'analisi della lirica, mettendo in rilievo i livelli testuali più significativi.
1)L'identificazione tra natura e sentimento non viene espressa con certezza. Leggendo i vari versi, si riscontrano diverse espressioni che mettono in dubbio questo legame: "Qual rugiada o qual pianto","...,quasi dolendo,...","...forse...".

2)Il poeta identifica la rugiada con il pianto per esprimere il suo dolore per la partenza della donna amata. La natura, umanizzata, quindi la rugiada, è come se piangesse per la partenza della donna, e viene espressa con il pianto, le lacrime, e il sussurro del vento.

3)Nel testo, sul piano lessicale, possiamo notare la prevalenza di parole adoperate in chiave metaforica. Nel primo verso troviamo la prima metafora "Rugiada-Pianto,lagrime", le successive "notturno manto", per indicare il buio, illuminato dalla luminosità delle stelle, sotto la metafora "candito volto". Nei seguenti versi, "cristalline stelle","puro nembo" per indicare il cielo coperto da una distesa di stelle di cristallo, e "l'aure", i venti ad indicare il lamento del poeta.

4) Solo negli ultimi due versi finali, noi comprendiamo il senso della poesia. Infatti tutta la parte precedente è un "notturno", in cui Tasso umanizza la natura rendendola partecipe della sua malinconia. Per quanto riguarda le interrogative dirette, creano un'atmosfera di attesa e di incertezza, poi chiarita nel verso finale "vita de la mia vita". Gli enjambements indicano una spezzatura della sintassi e un rallentamento del ritmo.

5)In questa poesia Tasso introduce un nuovo motivo pittorico: il pianto delle stelle e del cielo sulla terra. Quindi identifica la rugiada con le lacrime.

Cordiali saluti!!!
Bucalo Carmelo.

venerdì 25 gennaio 2008

Renzo da Monza A Milano (Classe II E ) Cap.XI


Nella seconda parte di questo capitolo(rr.355-526) il racconto si sposta a seguire il cammino di Renzo da Monza a Milano, dove il destino e la storia vogliono che proprio in quel giorno la città si mostri in stato di rivolta.
Cominciano così per Renzo le disavventure milanesi che occuperanno i successivi capitoli fino al XVII, una sezione importante nella struttura dell'intero romanzo.
Fra la prima e la seconda parte del capitolo vi è un intervento del narratore, il quale, ricorrendoa una similitudine, descrive le difficoltà che si trova davanti a questo punto della storia.
Spiegate a quale difficoltà si riferisca.Clicca qui Manzoni

martedì 22 gennaio 2008



Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Così leggiamo nella poesia che costituisce l'avantesto
di"Se questo è un uomo" di Primo Levi

Olocausto

Mostra Primo Levi Cliccate ed esprimete un vostro pensiero nel sito seguente: 27 gennaio

venerdì 18 gennaio 2008

La monacazione forzata


Il capitolo X porta a compimento il dramma di Gertrude, vero e proprio romanzo nel romanzo per la portata e l'ampiezza del racconto della storia di questo personaggio.
La vicenda narrata nei capitoli IX e X riprende il tema della monacazione forzata, fenomeno diffuso socialmente almeno fino alla fine dell'Ottocento, ma forse non del tutto scomparso anche anche ai nostri giorni, sia pure sotto forma di altri condizionamenti. Con questo episodio, Manzoni denuncia un aspetto dell'ingiustizia e della violenza nella società del Seicento, e riflette su di un dramma personale.
Il narratore resta pertanto totalmente al di fuori e al di sopra della vicenda stessa e la solidarietà umana che pur accorda alla protagonista si accompagna al dissenso o alla condanna che lascia piovere in modo inequivocabile sul sistema feudale iniquo e feroce del quale Gertrude è la vittima.

Utilizzando lo stile epistolare, immaginate che Gertrude, esponga con decisa fermezza i propri progetti di vita al padre, motivando il rifiuto di farsi suora.

Fate inoltre un esercizio immaginando di essere Gertrude e di voler rispondere ai critici che vi attribuiscono la responsabilità completa di quanto accaduto.
La trama

venerdì 11 gennaio 2008

"E' una monaca, ma non è una monaca come l'altre"


Il narratore, come prima per padre Cristoforo, ricorre ancora alla tecnica dell'analessi ma abilmente la prepara, ponendo il lettore di fronte alla problematicità del personaggio attraverso una duplice presentazione.
La prima presentazione è indiretta:la breve allusione del padre guardiano("non c'è che la signora: se la signora vuol prendersi quest'impegno...")
Segue poi la presentazione diretta ad opera del narratore.
Indicate di quali colori si avvale il narratore per la tecnica utilizzata e individuate i termini nel suo procedimento metonimico.Definite infine la figura retorica della metonimia e sforzatevi anche con qualche esempio....
La monaca di Monza....e un Monastero perduto
L'infanzia di Gertrude consente di fare delle considerazioni sia generali che personali sul tema dell'educazione.
Quali pensate che siano le principali colpe del padre della giovane?
Fino a che punto voi ritenete che un genitore abbia il diritto di indirizzare e guidare la vita dei propri figli?
Perchè, a vostro parere, Gertrude prova tanta vergogna all'idea che qualcuno possa leggere il biglietto indirizzato al paggio?

lunedì 7 gennaio 2008

S'io fossi foco, arderei 'l mondo ( classe II E)



S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo;

s'i' fosse vento, lo tempestarei;

s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;

s'i' fosse Dío, mandereil' en profondo;

s'i' fosse papa, allor serei giocondo,

ché tutti cristiani imbrigarei;

s'i' fosse 'mperator, ben lo farei:

a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S'i' fosse morte, andarei a mi' padre;

s'i' fosse vita, non starei con lui:

similemente faria da mi' madre.

S'i' fosse Cecco, com' i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:

le zop[p]e e vecchie
lasserei altrui.

Cecco Angiolieri e la poesia comico-realistica

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